Questo post è del 2013. Contenuti e link potrebbero non essere più attuali.
Ore 22,30, finalmente atterriamo a Mumbai. Dopo un viaggio di quasi 24 ore cominciato la notte prima a casa del mio amico, riesco finalmente a mettere piede su terra indiana.
Un profumo di incenso ci accompagna lungo il corridoio che ci porterà fuori dall’aeroporto.
Il primo impatto è indescrivibile.
Stimoli di ogni tipo arrivano da ogni dove; suoni, colori, odori che si mescolano tra loro.
Il caos è incredibile, il nostro taxi deve ancora arrivare e mentre lo attendiamo non riesco a non rimanere come ipnotizzata da quello che ho davanti agli occhi. Per quanto ti puoi preparare leggendo e leggendo articoli, nulla poi è come te lo aspettavi o ti eri immaginato.
L’impatto è forte, a tratti sconvolgente e devo essere sincera, non sempre piacevole.
Il nostro taxi finalmente arriva, montiamo in macchina e scopro che guidano a sinistra come in Inghilterra. Questa cosa già di per sé, a noi che siamo abituati a guidare dall’altro lato, crea qualche scompenso; se poi ci mettiamo che gli indiani guidano un po’ come pazzi l’infarto ogni due per tre è assicurato. Dimenticatevi ogni regola del codice stradale che conoscete, perché qui non esistono. Sorpassi allucinanti, corsie non sono segnalate, la possibilità di trovare davvero qualsiasi cosa lungo la strada è altissima.
L’altra peculiarità è che tutti suonano di continuo il clacson, è un delirio! Ma a quanto pare è proprio una loro caratteristica, tanto da trovare scritto su camion e pullman “Horn ok Please”.
Pune - Simona Forti
Attraversiamo una zona di periferia dove la povertà appare nuda e cruda nella sua totalità. Bambini piccoli camminare a piedi nudi vicino cumuli di spazzatura o in mezzo a polvere e calcinacci di costruzioni; odori fortissimi di cibo e quaclhe altra cosa di non ben identificato; piccoli templi coloratissimi sorti in mezzo a baracche di ogni genere. L’India non è un paese che splende per la sua pulizia lo sappiamo bene, quindi fatevene una ragione e andateci solo se avete un grande spirito di adattamento. E non parlo solo di quello fisico.
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È stato forse il film più atteso dell’anno, Lo Hobbit: un viaggio inaspettato, uscito da una sola settimana al cinema e già record di incassi. Personalmente lo aspettavo con ansia, al tempo amai incredibilmente Il Signore degli Anelli e sapevo che anche questa volta Peter Jackson non mi avrebbe deluso! Non starò qui a raccontarvi del film perchè non voglio rovinare lo spettacolo a chi ancora non lo ha visto, ma posso sicuramente dire che, a mio parere, è assolutamente meraviglioso! Lo Hobbit: un viaggio inaspettato fa parte della nuova trilogia ispirata a J.R.R.Tolkien ed è il prequel del Signore degli Anelli; difatti il libro Lo Hobbit fu scritto cronologicamente prima. Anche questa trilogia è stata quasi interamente girata in quel meraviglioso paese che è la Nuova Zelanda; capace di far sognare davvero chiunque, anche i non amanti del genere fantasy. Se già con il Signore degli Anelli vi era venuta voglia di fare le valigie e andare alla scoperta di quelle verdi ed immense colline, con questo film vi verrà ancora di più!
Foto di produzione de "Lo Hobbit: Un viaggio inaspettato"
Ma vediamo insieme quale potrebbe essere un possibile itinerario alla scoperta della Nuova Zelanda rivivendo la magia di nani, elfi, maghi e hobbit. Il modo più facile per cominciare questo tour è atterrare ad Auckland, la città più popolata della Nuova Zelanda con oltre 1,4 milioni di abitanti, che si trova nell’Isola del Nord. Da lì la prima tappa non può che essere Hobbiville! Il villaggio è realmente visitabile in quanto, il regista Peter Jackson famoso per il suo essere perfezionista, lo ha fatto costruire a Matamata nella regione di Waikato. Potrete passeggiare lungo i sentieri percorsi da Gandalf il Grigio, salire pian piano verso la collina fino a giungere alla casa di Bilbo Baggins, realmente costruita in pietra e legno, da dove la sua lunga avventura cominciò.
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Simonetta di Pippo è un’ astrofisica italiana che attualmente ricopre il ruolo di consigliere speciale del Direttore Generale dell’ESA – Agenzia spaziale Europea.
È una donna che vanta una carriera di tutto rispetto: per ben tre anni, dal 2008 al 2011 è stata Direttore del Volo Umano presso l’Agenzia Spaziale Italiana; precedentemente ha seguito importanti progetti internazionali quali ad esempio delegato dell’ESA presso la ISS (Stazione Spaziale Internazionale), esperta europea presso la NASA del programma internazionale di esplorazione su Marte, ha collaborato alla predisposizione del programma Aurora per l’esplorazione robotica del sistema solare e nel 2007 le è stata assegnata la responsabilità per la missione dell’astronauta italiano Paolo Nespoli, a bordo del volo Shuttle STS-120, che probabilmente molti di voi ricorderanno per la sua intensta attività su Twitter durante la sua ultima missione.
Autrice del libro “Astronauti”, e da sempre dedita al suo lavoro e missione con grande amore, impegnata nella divulgazione dell’esplorazione spaziale, ho avuto l’estremo piacere e onore di intervistarla per i lettori di Tiragraffi, durante l’ultima edizione di Frontiers of Interaction, cercando di capire quale sia il suo punto di vista riguardo le donne nell’ambito spaziale e sull’Italia come protagonista dell’esplorazione spaziale
Simonetta di Pippo e Paolo Nespoli
Nella tua vita hai avuto una intensa e gloriosa carriera. Come e quando hai deciso di intraprendere questo percorso di vita e professionale? C’é stato qualche evento in particolare che ti ha fatto capire che questa era la tua strada?
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Maria la Gorda - Foto di Simona Forti
Pensare di poter parlare di Cuba solo in due articoli è assolutamente impossibile, ma in questa seconda “puntata” cercherò di darvi tutti quei consigli utili per poter pianificare il vostro primo viaggio verso “Monkey Island”. Sì, perchè Cuba praticamente è Monkey Island, il gioco che ha accompagnato l’adolescenza di gran parte di noi! :-) Come vi accennavo nel precedente post, è importante pianificare per bene il vostro viaggio; decidere che tipo di itinerario percorrere, quali città visitare e soprattutto in quanto tempo. Per vivere davvero Cuba il modo migliore è noleggiare una macchina. Non pensate però di ritrovarvi su comode strade asfaltate pronte a farvi percorrere il giro dell’isola in due settimane. Cuba ha questo grande problema: essenzialmente ha solo due “strade” che si possono più o meno chiamare tali; L’Autopista Nacional e la Carrettera Central. L’Autopista Nacional è l’autostrada; non propriamente intesa come la nostra. Non ci sono pedaggi da pagare, non vi aspettate grandi autogrill o aree di servizio. È semplicemente una strada grande a due corsie, che attraversa l’isola da Ovest ad Est, da Pinar del Rio fino a Sancti Spiritus passando per l’Havana. Insieme alla Carrettera Central è quella in miglior stato per viaggiare. Ma la particolarità dell’Autopista sta in quello che potrete incontrare lungo il vostro cammino. Venditori ambulanti di pasta di mango o guayaba a piedi tra le due carreggiate; carri cavalli che passano da un senso di marcia all’altro semplicemente attraversando l’Autopista con tutta la calma che caratterizza quest’isola; gruppi di persone ferme sotto ponti ad aspettare camion “porta uomini” per raggiungere le città; contadini che portano a pascolare i loro animali.
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Durante i miei viaggi a Cuba ho sempre tenuto un diario di tutto quello che vedevo e vivevo con l’intenzione poi di scriverne poi sul blog.
Ma racchiudere in pochi post tutto quello che in due viaggi, lunghi, abbiamo vissuto io e Marcello è praticamente impossibile; per questo in cantiere c’è un piccolo ebook che prima o poi finirò e pubblicherò :)
Bandiera di Cuba - Foto di Simona Forti
Cuba è un’isola che si lascia amare. Che ti rapisce totalmente ma che non ha vie di mezzo; non ci sono grandi compromessi. E non è come la raccontanto in tv o sui giornali: tutta salsa e cuba libre. È molto di più. È come fare un viaggio nel tempo, dove in realtà il tempo non esiste. È come se si fosse fermato in qualche “intersezione spazio temporale” di universi paralleli. Non la puoi scoprire attraverso una guida turistica: la devi vivere. Per quanti libri potrai mai leggere su Cuba, non saranno mai in grado di farti comprendere appieno la sua ricchezza. Ovviamente parto dal presupposto che non abbiate intenzione di fare la classica vacanza solo villaggio e negozietti tristi. Per quello c’è il Varadero, ad esempio, ma sappiate che non ha nulla a che fare con ciò che è realmente Cuba. È un paese che sa incantare con le sue spiagge, la musica, la sua natura enormemente rigogliosa, le sue montagne, i suoi tramonti mozzafiato ma soprattutto con la sua gente. Instancabili inventori, sempre sorridenti e disponibili. È un popolo che sa tirarti fuori il più assurdo dei riquimbili con il quale portarti in giro per la città.
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La volta scorsa vi ho parlato un po’ di come organizzare un viaggio, le cose importanti a cui pensare e cosa non dimenticare. Non vi ho parlato però di come effettivamente scegliere dove dormire, dove mangiare, cosa vedere e cosa più importante come comprare il biglietto aereo. Ovviamente parto dal presupposto che voi abbiate voglia di organizzare il vostro viaggio interamente da soli, o quasi; altrimenti se non avete voglia di pensare assolutamente a nulla l’unica soluzione è affidarsi ad un’agenzia. A parte qualche rara eccezione come Caesar Tour, sinceramente ho sempre preferito evitare le agenzie e fare tutto da sola. Una volta scelta la destinazione la prima cosa da fare è comprare il biglietto, possibilmente qualche mese prima in modo da ripasmiare spesso anche parecchi soldi. L’ideale sarebbe evitare alte stagioni come luglio o agosto, ma mi rendo conto che non tutti hanno la possibilità di scegliere il periodo in cui andare in vacanza; quindi acquistare il biglietto molto prima può risultare anche molto vantaggioso. Oltre ai classici e più famosi Expedia ed eDreams, altri due motori di ricerca che io utilizzo tantissimo e con i quali mi trovo bene sono Sky-Tours e Kayak. Spesso e volentieri li preferisco ai primi due per la loro semplicità di utilizzo e la “pulizia” e navigabilità che hanno. Può sembrare sciocco o di poco conto, ma un sito difficile da utilizzare e poco chiaro può mandare l’utente nel pallone e quindi decidere di mollare tutto e dirigersi in agenzia. Kayak inoltre, registrandoti sul sito, ti permettere di inserire e creare i tuoi viaggi, pianificandoli inserendo le informazioni di viaggio e con la possibilità di conviderli sui social network.
Attraverso l’applicazione iPhone è anche possibile averli sempre dietro con sè e consultarli una volta partiti.
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Quasi sicuramente questo non sarà il primo articolo che leggerete su Londra, ma magari l’ennesimo di una lunga serie che vi racconta cosa visitare della città, come muovervi o dove alloggiare. In realtà questa volta non voglio proporvi una vera e propria miniguida di Londra; piuttosto raccontarvi Londra come è apparsa ai miei occhi e come ancora ne sento la mancanza. Londra è per certi versi la città degli “opposti”, la città dove puoi decidere se immergerti nel delirio di gente, suoni e colori in pieno centro tra Piccadilly Circus e Leicester Square; o rifugiarti alla ricerca della pace e del silenzio in uno dei tanti bellissimi parchi.
Ricordo a tal proposito una delle vacanze pasquali più belle mai trascorse proprio a Londra, l’anno scorso. Era Pasqua, 25 gradi, un sole caldo e avvolgente e noi, insieme a tanti altri londinesi, sdraiati sull’erba del St. John Park a sonnecchiare e sognare. Non era minimamente la Londra che tante volte mi è capitato di leggere: caotica o rumorosa. Tutt’altro! Era come stare in un’altra Londra, completamente diversa da come normalmente la descrivono; era una Londra pacata, piacevole, quasi da cittadina di provincia. Londra è quella città che ti dà la possibilità di passare intere giornate immerse nell’arte e la cultura, spesso e volentieri senza pagare un solo pound. Luoghi come la Tate Modern, o l’immenso British Museum, o ancora il National Gallery sono tutti assolutamente gratuiti. Opere d’arte incredibili o interi periodi di storia messi a disposizione di tutti che puoi decidere di visitare anche per giornate intere. Ricordo il primo giorno che sono arrivata a Londra per la prima volta, una mattina di agosto di tanti anni fa, la primissima sensazione che provai pur non conoscendo la città fu quella di “casa”. Non conoscevo niente di Londra, se non le poche indicazioni che mi erano state datte per raggiungere il luogo dove avrei alloggiato. Ma la sua accoglienza, la sua “internazionalità", non mi hanno mai fatto sentire davvero una straniera.
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Quando si decide di partire per un viaggio, breve o lungo che sia, è sempre bene essere organizzati per evitare spiacevoli sorprese lungo la strada. Se hai intenzione di recarti dall’altra parte del mondo per qualche settimana allora la cosa migliore sarebbe cominciare i preparativi almeno due/tre mesi prima. L’ideale ovviamente sarebbe aver già scelto la meta e magari comprato anche i biglietti aerei :) Acquistare il biglietto molto tempo prima ti permette di risparmiare anche molto sul costo. La prima cosa da controllare sono i documenti: verificate che il tuo passaporto abbia almeno 6 mesi di validità; ormai tale richiesta viene fatta praticamente da tutti i paesi e i 6 mesi di validità partono dal momento in cui fai richiesta di entrare; quindi è un prerequisito fondamentale che non puoi trascurare. Informati su quali visti sono necessari, se hai bisogno di un’assicurazione medica o se devi fare delle vaccinazioni. Molto spesso puoi richiedere questi documenti online o in qualsiasi agenzia di viaggi a prescindere se hai comprato il biglietto o il viaggio da loro. Studia il paese nel quale andrai: la loro cultura, le usanze, che tipo di voltaggio elettrico utilizzano, impara magari qualche vocabolo della lingua locale. A seconda del periodo in cui sceglierai di viaggiare informati sul tipo di clima che incontrerai in modo da preparare la valigia in maniera adeguata; se hai intenzioni di fare ad esempio anche delle immersioni informati sulla temperatura dell’acqua: avere con sé una muta umida di 3mm con un’acqua a 20 gradi ti farà sentire molto freddo :) Se andrai in un paese tropicale controlla se andrai incontro al periodo di uragani, per questo potresti aver bisogno anche di una giacca a vento per ripararti dalla pioggia o un k-way.
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Non ho fatto in tempo la settimana scorsa a tornare dal mio primo viaggio sub nelle Filippine, che subito sono ripartita alla volta di San Francisco! Ahimè avevo solo 4 giorni a disposizione, in quanto accompagnavo il mio ragazzo per questioni di lavoro, ma sono bastati per fargli vedere quelle che sono le attrattive principali. Ad essere totalmente sincera non amo particolarmente gli Stati Uniti, ma San Francisco ha quel quid che, anche 15 anni fa, mi lasciò incantata.
Tre giorni di tempo e tante cose da vedere: da dove cominciare? Noi siamo partiti dal Pier 39, un classico di San Francisco. Un posto pieno di negozi, di tipico shopping turistico e ristoranti. Perciò se amate regalare gadgets e oggetti kitsch allora questo è il posto che fa per voi: dai souvenirs di Alcatraz, a quelli del Golden Gate a negozi che vendono esclusivamente calamite di ogni genere. Noi ci siamo andati per ammirare i gruppi di leoni marini spiaggiati al sole su pedane di legno, che si lasciano piacevolmente fotografare dalla moltitudine di turisti che ogni giorno passeggia per il molo.
Altra cosa interessante da visitare, se amate il mare e il mondo marino, è senza dubbio l’Aquarium of the Bay. Dopo una prima sala con alcune vasche contenenti pesci di varia natura, si scende al piano di sotto dove si può assistere al vero e proprio spettacolo: un tunnel subacqueo dal quale potrete ammirare grossi tonni, eleganti mante e bellissimi squali. Vi sembrerà di essere davvero sott’acqua insieme a loro! Certo non è la stessa emozione di quando faccio immersione, ma devo dire che ci si avvicina di molto :-) Una volta che siete al Pier 39 non vi resta che percorrere ancora un po’ la Embarcadero, arrivare sino al Fisherman’s Wharf e ammirare in tutta la sua grandezza il Golden Gate, che al tramonto regala sempre dei bellissimi momenti fotografici.
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Non amo la festa di San Valentino, nè il consumismo e lo spamming compulsivo, quasi diabetico, che ne consegue.
Ma amo la scienza e l’esplorazione spaziale e non potevo assolutamente rimanere indifferente a questa piccola chicca; un delizioso video di auguri realizzato dall’ESA :)
Auguri quindi a tutti gli innamorati della scienza :)